M5S: Come poggiare la testa sul ceppo della disinformazione. 69


Per anni, con altri colleghi, ci siamo formati e siamo stati addestrati per riconoscere la lama sottile della disinformazione e per utilizzarla, come un bisturi, quando le contingenze politiche e militari la rendevano necessaria.
In altri contesti, più evoluti tecnologicamente, si era intuito già da decenni che più che la verità era la rappresentazione della verità stessa a poter essere utilizzata come strumento di creazione del consenso e volano per la convergenza delle volontà e dei desideri di massa.

Allo scopo, abbiamo a imparato a leggere quello che le parole nascondono, più che a quello che raccontano, e a dire tutto ed il contrario di tutto senza mentire. Perché la realtà è così fenomenologicamente complessa che dieci fatti, messi in fila in modi diversi, possono rappresentare quadri totalmente opposti e nulla è più convincente di dieci verità incontrovertibili che messe insieme fanno una colossale bugia.

Eppure, in queste ore, analizzando la campagna stampa che i media nazionali stanno orchestrando contro una formazione politica di opposizione, viene voglia di prendere libri e manuali e di buttarli via. La campagna è così smaccatamente infantile da far pensare che sia impossibile che qualcuno abbocchi. Invece, i nostri sensori su web e strumenti di comunicazione, ci dicono che la campagna “a pane e peperoni” sta avendo uno straordinario successo.

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Più che le sciocchezze dette e fatte da Grillo, Casaleggio, Messora e eletti del M5S, dovrebbe preoccupare la stupidità e la trascuratezza con la quale sono state rilasciate. Gente che passa per guru della comunicazione che infila 3 o 4 autogol uno dietro l’altro con irresponsabile leggerezza. Non è quello che dicono che li squalifica, ma il fatto che non si rendono conto che in nome di una visibilità transitoria, offrono il fianco all’avversario per una campagna denigratoria di ampio e persistente respiro. Tanto peggio se la campagna è rozza ed elementare. Vuol dire che il pubblico a cui è rivolta è totalmente indifeso.

Tramite la “narrazione” dei media, il M5S sta diventando nell’immaginario collettivo un covo di stupratori e di violentatori in pectore. Le deputate del PD, la presidente della Camera ed infine la signora Bignardi, sono cadute una dopo l’altra sotto i moccoli da trivio di dilettanti della comunicazione dando alla stampa di regime lo spunto per montare una colossale campagna di disinformazione. Senza contare l’episodio che ha trasformato il signor Augias, oggettivamente del tutto ininfluente nello scenario italiano, in una vera e propria cintura esplosiva detonata tra le mani del M5S.

Da specialista del settore mi chiedo quale sia l’assoluta necessità che conduca a queste scelte. Si può comprendere un gesto di stizza, non tutti hanno il beneficio di un addestramento che gli consente di dosare l’irritazione, ma la reiterazione di comportamenti non disciplinati è esattamente quello che cerca l’avversario. L’intuizione geniale di sfuggire la rissa mediatica, la vera arma finale del M5S, è stata completamente tradita con un attacco scoordinato a testa bassa.

Dal punto di vista scientifico, una condotta di questo tipo è squalificante in termini di intelligenza e cognizione sistemica. Attenzione, questo non è un giudizio politico nel quale non voglio entrare, ma una valutazione professionale. Una certa forma di “ingenuità” è tollerabile, ma l’incapacità di governare un fenomeno, tutto sommato locale, inquieta. Ben altre sono le sfide che attendono chi avrà la responsabilità di guidare questo paese.
Inquieta, ancora di più, la palese incapacità dell’elettorato italiano, del tutto indifeso quando vengono rozzamente chiamate in causa alcune icone del “politically correct”. Ma questa è una storia vecchia ed ampiamente sfruttata da chi, in questo paese, lavora nel campo della “costruzione della verità.”

 


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