Lezioni di Disinformazione: Apologia del Nullismo 109


Le carte sparse sulla scrivania, il tablet, il telefono che si scarica più volte, la tazzina di caffè, la cravatta viola aggiusta da Delrio, la messa senza scorta, il tweet alle sette del mattino, gli sbadigli, la mano in tasca, sono questi i pattern agiografici tramite i quali l’informazione di sostegno cerca di delineare la figura di Renzi. Così come è stato per Papa Francesco, Monti, Letta, Boldrini, solo per fare gli esempi più recenti, in assenza di reali contenuti ci si concentra sul contenitore perché, alla fine, quello che il consumatore valuta veramente è la scatola essendo poco o nulla preparato a valutare il contenuto.

Dal punto di vista del manipolatore del consenso questa strategia, nell’ipotesi che l’uditorio sia sufficientemente dequalificato per consentirla, è vincente. Si riempiono paginate con immagini prive di qualsiasi valore e si cavalcano polemiche fini a se stesse con grandi numeri di letture e click senza, nei fatti, produrre alcun effetto se non la combustione di tempo e la deviazione della critica su argomenti insignificanti.

Nella mia personale classificazione delle strategie di disinformazione, questa è denominata nullismo ed ha un eccellente rapporto costi/benefici. Il personale necessario per attuarla può avere qualifiche minime, in pratica si tratta di mutuare l’esperienza pluridecennale dell’informazione scandalistica o di gossip. L’effort necessario per implementarla è minore per ordine di grandezza rispetto a quello del giornalismo d’inchiesta mentre i risultati di lettura e manipolazione del consenso sono altissimi.

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Esattamente a questa riga di questo breve pezzo, avendo in parte accennato a concetti cognitivi ed utilizzato terminologia tecnica, avrò perso circa il 95% dei miei lettori. Questa non è un’ipotesi, ma una risultanza statistica che ha valore di dato. Se, invece, mi fossi limitato a pubblicare una foto delle pregevoli forme posteriori della signora Boschi avrei attratto l’attenzione della parte maschile, scatenato commenti irritati delle signore giustamente scandalizzate dalla reductio ad unum a cui è sottoposta la loro attitudine e cavalcato una fruttuosa polemica in termini di click e visualizzazioni.

In termini economici, l’adozione del nullismo deriva da una serena e professionale valutazione della qualità del pubblico a cui ci si rivolge (non solo a livello di informazione, ma anche e soprattutto a livello politico).
E questo, se vogliamo, è una considerazione triste prima per noi stessi e poi per il paese.


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