Controllo e repressione


Anni fa ho letto un breve romanzo di Bob Shaw, grande e misconosciuto autore di fantascienza, in cui si ipotizzava la scoperta di un materiale trasparente, in grado di intrappolare i fotoni e rallentarne la corsa, che poteva essere utilizzato per catturare immagini e restituirle dopo un intervallo di tempo regolabile. L’epilogo del romanzo è, come si usava in quegli anni, distopico. Il governo decide di irrorare segretamente l’intera superficie della nazione di polvere di vetro lento (il nome del materiale) in modo da essere in grado di recuperare le immagini di qualsiasi evento dai microscopici granuli distribuiti in ogni dove.

Sempre in un un altro racconto di fantascienza di cui, purtroppo, non ricordo titolo e autore, ho letto di una macchina fotografica che, posizionata sulla scena di un delitto, era in grado di riprendere immagini degli eventi verificatisi nella stanza 24 ore prima utilizzando una ricombinazione statistica del movimento dei fotoni sulla scena del delitto (bum!).

Immagine tratta da MondoUrania

A volte capita che la letteratura di fantascienza, come è accaduto nel caso classico di Arthur C. Clarke con i satelliti artificiali, anticipi un’esigenza alla cui realizzazione, tramite la maturazione del progresso tecnologico, si arriva solo successivamente (il radio telefono di Star Trek non vi ricorda nulla?).

Ma tornando al vetro lento siete convinti che sia necessario attendere la scoperta di questo improbabile materiale la cui struttura energetica spiraliforme dovrebbe allungare il percorso dei fotoni ritardandone la diffusione per recuperare immagini di eventi verificatisi in assenza di testimoni? In questo specifico caso, la risposta tecnologica è stata superiore e si è sviluppata lungo un’altra direttrice. Il risultato ottenuto, se si vuole, è stato superiore perché la diffusione di telecamere di sorveglianza connesse via Internet e la disponibilità pressoché totale di dispositivi di ripresa sui telefoni cellulari hanno messo a disposizione non solo le immagini, ma anche i suoni della quasi totalità degli eventi verificatisi nelle regioni tecnologicamente evolute del pianeta.

Ovviamente, questa improvvisa disponibilità di informazione ha modificato l’atteggiamento criminale (almeno quello professionistico) perché una nuova variabile si è inserita nella pianificazione di un’azione delittuosa: la possibilità di essere ripresi e riconosciuti anche in assenza di testimoni.

Non volendo fare riferimento alla realtà italiana che, anche in questo campo, ha un ritardo considerevole, ispezione e mascheramento, contromisure normalmente disponibili per i criminali preoccupati di essere riconosciuti durante l’orario di lavoro, non rappresentano più una garanzia di farla franca. Senza scendere in particolari per non avvantaggiare la concorrenza è abbastanza noto che la disposizione dei dispositivi di sorveglianza segue ora criteri di ridondanza e mistificazione, mentre il semplice mascheramento facciale e corporale non è più sufficiente per evitare di essere individuati. Corporatura, tic, gesti, camminata, movenze in generale, sono codificabili via software in una modalità sufficientemente dettagliata da poter escludere un sospetto o, viceversa, concentrarsi su chi risponde alle caratteristiche estrapolate dalle sequenze.

Ma la variabile totalmente incontrollabile dello scenario rimane la presenza, spesso imprevedibile ed imprevista, di testimoni in possesso di cellulari dotati di fotocamera. La possibilità di condividere le riprese in tempi rapidissimi ed il fenomeno della viralità dei contenuti sulla rete rappresentano un eccezionale elemento di innovazione nella moderna metodologia di indagine. L’intercettazione, il triangolamento del telefono cellulare e la possibilità di reperire sequenze filmate sono oggi al primo posto della lista dell’investigatore.

Chi lavora in questo campo non può che considerare positivamente la disponibilità di questi elementi, ma è comprensibile la preoccupazione di chi vive questa condizione con l’idea che questo possa rappresentare una limitazione della libertà individuale. La mia opinione personale si articola su due filoni di pensiero: il primo è che, allo stato attuale, la vera violazione delle informazioni private avviene sulla diffusione che diamo, consapevolmente ed inconsapevolmente, dei nostri dati sensibili. C’è stata una grande maturazione da questo punto di vista, ma ancora, e con troppa superficialità, rendiamo disponibili informazioni che, opportunamente assemblate, forniscono un quadro della nostra vita molto più dettagliato di una semplice ripresa video. La seconda considerazione è che l’esigenza di vivere in una società completamente connessa dove le risposte distano pochi click dalle domande non è conciliabile con la pretesa di isolare se stessi dal contesto. Gli scambi di informazione disallineati in termine di disponibilità hanno sempre vita brevissima e, quando si scopre una strada per collezionare dati, l’esperienza insegna che è impossibile chiuderla completamente.

In conclusione, a mio parere, per sopravvivere senza eccessivo stress, bisogna saggiamente adattarsi ad una modalità di relazione con gli altri che, in cambio di una serie di benefici, richiede qualche costo in termini di disponibilità personale. Questo sempre se siete delle persone che lavorano onestamente per vivere. Se siete dei criminali, sappiate che da quest’altra parte della barricata abbiamo pazienza, esperienza e metodo. Potete illudervi di farla franca, ma prima o poi …