Catapulte e Medioevi


La distanza tra il nostro paese ed i partner tecnologici mondiali sta aumentando vistosamente. Chi, come il sottoscritto, si occupa di ricerca ed innovazione in settori come l’automazione e l’ottimizzazione dei mezzi di trasporto o l’ormai famosa Internet of Things che, nel frattempo, mentre noi riformiamo il senato, è diventata Internet of Everything, ha modo di verificare direttamente come altri paesi nella stessa Unione Europea, hanno innestato la marcia bassa e sono partiti in una fuga in salita lasciandoci piantati sui pedali a guardare le loro chiappe che si allontanano.

In Gran Bretagna, ad esempio, esistono le Catapult, dei centri di aggregazione concettuale il cui scopo operativo è favorire l’incontro di specialisti, fornire esperienza ed equipaggiamento, dare assistenza per la realizzazione di ambienti di test dove verificare, in ambiente reale, le idee di progetto.

The Catapult centres are a network of world-leading centres designed to transform the UK’s capability for innovation in seven specific areas and help drive future economic growth.

The Catapult network are a series of physical centres where the very best of the UK’s businesses, scientists and engineers work side by side on late-stage research and development – transforming high potential ideas into new products and services to generate economic growth.

Di Marius Vieth

Di Marius Vieth

Per non farsi mancare niente, la perfida Albione ha lanciato sette catapulte. Faccio un po’ di copy e paste:

In particolare, la catapulta sulle città Future, sta lavorando egregiamente per sostenere la partecipazione di compagnie britanniche alle “call” europee per il finanziamento di progetti di ricerca. Le “città future” infatti saranno dei potenti volani produttivi. Grazie alla grande disponibilità di banda anticipata col 4G LTE e concretizzata con il 5G (che sarebbero standard per la rete cellulare in grado di trasmettere una grande quantità di dati per unità di tempo) è possibile ipotizzare l’interconnessione totale di persone ed apparecchiature per la realizzazione di eccezionali macchine di produzione. La disponibilità dettagliata di informazione, la possibilità di condividerla e l’interconnessione totale degli apparati di servizio “catapulteranno” le grandi città occidentali in una sorta di spazio adimensionale dove servizi, beni e dati saranno praticamente disponibili a ritardo zero ed a basso impatto ambientale. E non stiamo parlando del tremila, ma di qualcosa che è già iniziato che ci si attende si concretizzi nei prossimi cinque anni.
Le “catapulte” funzionano, fidatevi. Sto interagendo con la “Future Cities Catapult” ed è lontana anni luce dall’idea di carrozzone per raccomandati e spiaggiati della politica che ci si rappresenta quando si pensa ad un analogo ente italiano.

E in Italia? In Italia siamo fermi alla domandina inviata via fax ed alle lobby di tassisti e notai. Chi in Italia vuole fare ricerca deve agganciarsi ai consorzi del Nord Europa come partner perché, viceversa, il nostro sistema paese non è in grado di fare da volano per far decollare le residue iniziative ed idee che ancora sopravvivono. In ogni caso, la mancanza di ossigeno sta facendo strage e gli italiani in giro per l’Europa nei centri di eccellenza tecnologica sono ogni giorno di meno. Stimo un quarto di dieci anni fa.

Attenzione, qui non parliamo di cose teoriche che magari troveranno applicazione tra trent’anni, ma di come organizzare il paese tra sei mesi per evitare di essere cancellati l’anno prossimo. Come la storia della Grecia insegna, un paese che non inventa e non produce innovazione ha due strade. Può rimettersi al buon cuore della finanza internazionale o mettersi a fare concorrenza ai cinesi sul costo vivo della manodopera. Io mi sono fatto un’idea della strada presa dall’Italia. E voi?