Big Data: Ci conoscono meglio di quanto voi crediate


Noi viviamo in un sistema fenomenologico nel quale ogni evento, oltre alle inevitabili implicazione entropiche, genera come sottoprodotto una materia prima che fino a qualche anno fa veniva sfruttata solo in minima parte a causa delle limitazioni tecnologiche. Negli ultimi due o tre decenni, la ricerca industriale ha messo a disposizione strumentazioni efficaci per generare ricchezza dal semplice fatto che si sa che è successo qualcosa senza bisogno di stampare, fabbricare o trasformare nulla. Questo processo alchemico di trasmutazione della materia vile in oro si chiama, in termine tecnico, data mining (si, mining proprio come l’estrazione di oro o pietre preziose) e negli ultimi anni si è evoluto lungo la direttrice dei Big Data dove, oltre a sapere che qualcosa è successo, si riesce da mettere in relazione eventi apparentemente disgiunti e non correlati tra loro.

Quindi, se sapere è potere, inferire da dati decorrelati è qualcosa di più, è comprendere il contesto. Mi spiego. Immaginate che vi abbiano tamponato. Perché è successo? La risposta più banale è perché chi vi seguiva non ha rispettato la distanza di sicurezza. Bene, questo è un approccio deterministico. Ad una causa o insieme di cause corrispondono uno o più effetti. Ma se io sono in grado di sapere che la macchina che mi seguiva era guidata da una persona che al momento dell’incidente stava al telefono o che pochi minuti prima aveva ordinato e pagato al bar due o tre superalcolici oppure che già tre giorni prima aveva evitato per poco un altro tamponamento, allora probabilmente le “vere” cause dell’incidente sono altre: la distrazione, la mancata lucidità dovuta all’assunzione di alcol o una guida mediamente non prudente. Il tamponamento non è un evento isolato e plausibilmente sussistono condizioni perché si ripeta. Si tratta, ovviamente, solo di un esempio. Utilizzando il paradigma dei Big Data, le migliaia di informazioni che disperdiamo quotidianamente ad ogni nostra interazione elementare e la smisurata potenza di calcolo che l’elettronica e l’informatica ci mettono a disposizione, si può non solo sapere, e questo è il minimo, ma soprattutto prevedere.

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Altro esempio: triangolando la distribuzione geografica delle SIM intestate a persone appartenenti a tifoserie organizzate (o gruppi etnici rivali), le forze dell’ordine possono essere automaticamente allertate in presenza di concentrazioni pericolose che possono precedere scontri. Oppure, sfruttando le informazioni raccolte dai vari apparati wearable (ad esempio l’orologino che vi misura pressione e battiti quando fate sport), collegato via bluetooth alla app su smartphone dove memorizzate gli la frequenza e l’entità dei vostri allenamenti, incrociando questi dati con quello che comprate per mangiare e bere e i soldi che spendete per “divertirvi”, una compagnia assicurativa può proiettare in anticipo la vostra aspettativa di vita e definire un costo più adeguato per la vostra polizza vita. Lo stesso vale, ovviamente, per la RCA, quando ad essere controllati non sono solo i chilometri che percorrete, ma il tipo di strade, la velocità media, le mancate collisioni e la tendenza a rispettare o meno semafori e limiti di velocità. Questo si chiama marketing predittivo ed è la trasposizione nella vita reale del meccanismo attraverso il quale il vostro computer vi propone la pubblicità.

Futuro o futuribile? In realtà è in parte passato, moltissimo presente e tanto futuro. Le basi teoriche dell’analisi dei Big Data hanno, ovviamente, origine militare. Io stesso, alla fine degli anni 90, ho partecipato ad un progetto ormai desecretato dove si ipotizzava l’utilizzo in ambito civile delle metodologie militari sulla correlazione delle informazioni per fini di ordine pubblico. Lo scenario è cambiato veramente solo quando la disponibilità diffusa di smartphone e tablet ha reso praticamente un gioco da ragazzi il meccanismo di alimentazione delle basi dati anche in mobilità. Ad esempio, nei prossimi anni, le vetture di nuova immatricolazione saranno dotate di una SIM a bordo, probabilmente di tecnologia LTE che, oltre a fornire un accesso a banda larga per i passeggeri, trasformeranno le nostre auto in milioni di sensori in movimento sul territorio. Informazioni quali le condizioni meteo, il livello di copertura delle reti wireless o la velocità media del traffico saranno inconsapevolmente monitorate da milioni di automobilisti con una granularità attualmente irraggiungibile con le attuali tecnologie.

E’ inquietante? Sì, lo è e nello stesso tempo è inevitabile. L’onniscenza tecnologica e la capacità di intervenire in maniera predittiva sui fenomeni sono strumenti formidabili e configurano la vera rivoluzione industriale di cui Internet, i computer e le tecnologie di connessione hanno rappresentato solo l’anticipazione. Che questo possa essere usato a fini non onesti è implicito, ma nello stesso tempo c’è poco da fare. Sarebbe come dire che una tempesta non deve scatenarsi perché noi abbiamo appena seminato e non è giusto. Opportunità tecnologiche con queste prospettive scatenano grandi energie politiche, economiche ed industriali e, per quella che è la mia esperienza, non è possibile resistere se non rifugiandosi dove la tecnologia non è ancora arrivata e rassegnandosi a un cambio radicale di vita.

Dal punto di vista politico il marketing predittivo è straordinariamente efficace. Basandosi sull’analisi del mood delle reti sociali, su quello che leggiamo e su cosa ci fa commuovere e indignare, partecipiamo inconsapevolmente ad un sondaggio continuo che suggerisce a chi va in TV cosa dire per riuscire simpatico ed affidabile. Per questo, non prendetevela con nessuno se chi governa questo paese non vi piace. Magari non avete il coraggio di confessarvelo consciamente, ma quel tizio con l’accento toscano vi piace. Potete mentire a voi stessi, ma non a chi ha finito per conoscere ogni vostra più intima debolezza.