Lezioni di Disinformazione: Apologia della Faziosità 32


Informazione Obiettiva è un ossimoro di cui si fa largo abuso. Tutti i giornalisti, prima o poi, vengono accusati di non fare informazione obiettiva. Anzi, si può dire di non essere veramente arrivato al successo se non si ricevono reiterate accuse di faziosità.

In realtà la faziosità è indispensabile ed inevitabile. Diffidate di chi fa professione di obiettività perché avere opinioni e comportarsi di conseguenza è insito nella natura umana come lo è la sessualità e l’istinto di conservazione. Si può vivere per parecchi giorni senza mangiare o bere, ma non si può evitare di avere opinioni sulle cose che vediamo. E’ un’azione non governabile tramite il sistema nervoso e può essere sopita solo attraverso la chirurgia o la terapia farmacologica.

Diffidate di chi si qualifica “obiettivo”. Sta inevitabilmente mentendo.

ooooooooooooooooooooooohhhhhhhhhhh

La faziosità esplicita, quella dichiarata, è la migliore garanzia di un’informazione intellettualmente onesta. Il che è in assoluto il massimo che un universo con questa fisica può garantire. A meno che non siate convinti che la Verità sia in qualche libro scritto decine di secoli fa, ma necessita di un intermediario in paramenti per essere veicolata. In questo caso, la lettura di questa nota è inutile per voi.

Per chi è rimasto, vale la seguente considerazione: sapendo fin dall’inizio la parte di chi esprime un’opinione, si può procedere ad un giudizio più sereno analizzando criticamente le singole posizioni espresse tenendo conto della fazione dichiarata.

Pretendere “informazione obiettiva” vorrebbe dire che ci si attende che il fatto ci venga raccontato senza introdurre aspetti valutativi che ne modifichino l’essenza fenomenologica. Questo è più difficile di quanto sembri per i seguenti motivi:

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Raccontare un fatto senza aggiungere elementi che ne alterino la natura prevede che una natura del fatto esista e sia assoluta ed indubitabile. Questo implica che l’insieme dei fatti costituisca una Verità indiscutibile super partes che si auto sostanzia e auto referenzia senza paradossi. In pratica Dio. Quindi chiedendo a Travaglio e a Santoro di essere obiettivi, in pratica si introduce implicitamente Dio nell’universo e con lui il signore con i paramenti. Niente di male per carità, però si tratta di una spesa imprevista di cui tenere conto.

-2-

Pur ammettendo che una Verità Assoluta ed indubitabile esista, è essa descrivibile da esseri che si trovano, ovviamente, in un piano di esistenza di livello più basso? Cioè una parte del fenomeno può efficacemente ed esaustivamente descrivere il fenomeno nella sua totalità?
La logica ci dice di no. Spesso le parti concorrono a costruire fenomeni emergenti (leggi questo per definizione di fenomeni emergenti ) la cui natura è totalmente estranea alla fisica delle parti stesse ed appare evidente solo quando tutte le parti  sono presenti e operative in numero sufficiente. Ad esempio, le singole lampadine che compongono un disegno luminoso non conoscono il disegno (la Verità) e quindi non possono descriverlo operativamente. Chi si trova ad un piano di esistenza diverso, l’osservatore in questo caso, comprende il disegno anche se non tutte le lampadine funzionano (interpolazione fenomenologica).

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-3-

Pur ammettendo che una Verità Assoluta ed indubitabile esista e sia rappresentabile per mezzo di un linguaggio concepito ed utilizzato ad un piano di esistenza inferiore, siamo proprio certi che la rappresentazione della realtà risulterà “obiettiva”? Facciamo un esempio. Un uomo investe una persona. Questo è un fatto. Un giornalista “obiettivo” scrive:

Un uomo ha investito una persona

Ma volendo, il giornalista avrebbe potuto aggiungere qualche fatto (reale, non inventato).

Un uomo di nazionalità straniera ha investito una persona

Ah. la cosa si complica. Senza mentire, semplicemente raccontando ciò che è accaduto, la notizia sta diventando molto meno “neutra”. Si può proseguire con:

Un rumeno ha investito una persona

o peggio

Un rumeno ubriaco ha investito un bambino

Ecco che la notizia, semplicemente raccontando più particolari, inizia implicitamente ad esprimere un giudizio razziale senza che nessuna bugia sia stata detta.

-§-

Il problema è che nessuna cosa è percepita in quanto se stessa, ma è percepita in relazione con altre cose (approccio olistico – è proprio il caso che leggiate qui se non lo avete ancora fatto). Il pregiudizio (l’opinione) è dentro di noi e quando si racconta un fatto il giornalista fa solo una parte del processo. Il resto, l’inferenza cioè, la facciamo noi. Per certi versi, esistono delle simiglianze con il Paradosso del gatto di Schrödinger, dove lo stato “vivo” o “morto” del gatto nella scatola non dipende solo dal gatto, ma anche dall’osservatore. Molti, conoscendo il processo, lo utilizzano per generare indignazione a telecomando e disinformazione.

Forse il giornalista avrebbe dovuto dare la notizia così:

Un rumeno ubriaco ha investito un bambino, ma anche molti italiani lo fanno.

In questo caso ci sarebbe stata fornita un’informazione più completa, ma può considerarsi “obiettiva”? Ovviamente no, perché forse sarebbe stato necessario dire:

Un rumeno ubriaco ha investito un bambino, ma anche molti italiani lo fanno. Comunque, statisticamente, i rumeni guidano più spesso ubriachi.

Già, ma secondo quale statistica? In che periodo? Quale campione? E se pure i dati fossero verificabili, la loro esposizione non esprimerebbe implicitamente un giudizio?

E’ evidente che si tratta di un gioco inutile. E’ già in dubbio che esista una Verità, ma se anche esistesse, non saremmo in grado di descriverla e quindi di comprenderla.


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